La questione climatica tra le priorità globali

Sviluppo sostenibile e cambiamenti climatici sono sempre più legati tra loro. Tra gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Onu, uno è legato alla questione climatica e riferimenti si trovano in molti altri punti. L’esperienza dell’Unfccc è un punto di riferimento. Domenico Gaudioso in Ecoscienza 5/2017.

A partire dal 1992, la data in cui i due concetti hanno ricevuto un riconoscimento ufficiale da parte delle Nazioni unite nell’ambito della Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo, i due processi relativi allo sviluppo sostenibile e ai cambiamenti climatici non hanno smesso di interagire e di influenzarsi a vicenda. Se da un lato, infatti, i cambiamenti climatici modificano le principali condizioni di vita naturali e umane e quindi anche i presupposti per lo sviluppo sociale ed economico, d’altra parte le priorità definite nei diversi contesti sociali in relazione allo sviluppo sostenibile condizionano le emissioni di gas serra che sono all’origine dei cambiamenti climatici e i relativi impatti.

Le politiche climatiche sono tanto più efficaci quanto più sono integrate in strategie ampie, progettate per rendere più sostenibili i percorsi di sviluppo nazionali e regionali. Non è quindi un caso che la Convenzione-quadro sui cambiamenti climatici, all’articolo 2 che ne definisce l’obiettivo, faccia riferimento alla necessità di stabilizzare le concentrazioni di gas serra a un livello che, tra l’altro, “consenta allo sviluppo economico di procedere in un modo sostenibile”. Nei 25 anni di vita della Convenzione, sono stati soprattutto i paesi in via di sviluppo a richiamare il concetto di sviluppo sostenibile, in particolare per sottolineare la priorità di politiche di adattamento agli impatti che colpiscono con frequenza e intensità crescenti le popolazioni più povere.

L’Accordo di Parigi ha rafforzato il link tra risposte ai cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile. In preparazione della Conferenza, molti paesi evidenziavano nei documenti trasmessi per illustrare il proprio possibile impegno al di là dell’orizzonte 2020 (Intended Nationally Determined Contributions, Indc) il legame tra le azioni necessarie per affrontare i cambiamenti climatici e le priorità di sviluppo, compreso lo sviluppo sociale ed economico e l’eliminazione della povertà1 . Alcuni paesi mettevano in evidenza le sinergie tra il loro sviluppo e l’azione sul clima, mentre altri facevano riferimento a co-benefici specifici dell’azione per affrontare i cambiamenti climatici, tra i quali miglioramenti della qualità dell’aria, della salute umana, della creazione di posti di lavoro e altri, nonché sinergie tra azioni di adattamento e mitigazione, in particolare nell’agricoltura e nella silvicoltura.

Per quanto riguarda più in dettaglio la tematica dell’adattamento, l’articolo 7 dell’Accordo definisce un obiettivo globale in materia di adattamento “valorizzando la capacità adattiva, rafforzando la resilienza e riducendo la vulnerabilità ai cambiamenti climatici, allo scopo di contribuire allo sviluppo sostenibile e di garantire un’adeguata risposta di adattamento nel contesto dell’obiettivo di temperatura di cui all’articolo 2”.
In maniera simmetrica, i cambiamenti climatici rivestono un ruolo cruciale nell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile, approvata il 25 settembre 2015 dalle Nazioni unite, insieme ai relativi 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, Sdg), articolati in 169 target da raggiungere entro il 2030.

Lo sviluppo sostenibile è impossibile se non si affrontano le tematiche legate all’aumento della temperatura globale, come riconosce il documento finale: “Il cambiamento climatico è una delle sfide più grandi del nostro tempo e i suoi impatti negativi minacciano la capacità di tutti i paesi di realizzare uno sviluppo sostenibile”. I cambiamenti climatici minacciano lo sviluppo rallentando la crescita economica, rendendo molto più difficile la riduzione della povertà ed erodendo la sicurezza alimentare, e i relativi impatti sono severi, pervasivi e irreversibili. Per queste ragioni, il 13° obiettivo di sviluppo sostenibile contiene un impegno dei paesi a “Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere i cambiamenti climatici e i loro impatti”.
Esso è accompagnato dai seguenti 5 target correlati:
– 13.1. Rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi
– 13.2. Integrare nelle politiche, nelle strategie e nei piani nazionali le misure di contrasto ai cambiamenti climatici
– 13.3. Migliorare l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale riguardo ai cambiamenti climatici in materia di mitigazione, adattamento, riduzione dell’impatto e di allerta precoce
– 13.A. Dare attuazione all’impegno assunto nella Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici per raggiungere l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 congiuntamente da tutte le fonti, per affrontare le esigenze dei paesi in via di sviluppo nel contesto delle azioni di mitigazione significative e della trasparenza circa l’attuazione e la piena operatività del Green Climate Fund attraverso la sua capitalizzazione nel più breve tempo possibile
– 13.B. Promuovere meccanismi per aumentare la capacità di una efficace pianificazione e gestione connesse ai cambiamenti climatici nei paesi meno sviluppati e nei piccoli stati insulari in via di sviluppo concentrandosi, tra l’altro, sulle donne, i giovani e le comunità locali ed emarginate.

Accanto all’obiettivo relativo ai cambiamenti climatici, ce n’è uno ad esso strettamente connesso, relativo all’energia: “Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni”, con 5 target correlati:
– 7.1. Entro il 2030, garantire l’accesso universale ai servizi energetici a prezzi accessibili, affidabili e moderni
– 7.2. Entro il 2030, aumentare notevolmente la quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale
– 7.3. Entro il 2030, raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica
– 7.A. Entro il 2030, rafforzare la cooperazione internazionale per facilitare l’accesso alla tecnologia e alla ricerca di energia pulita, comprese le energie rinnovabili, all’efficienza energetica e alla tecnologia avanzata e alla più pulita tecnologia derivante dai combustibili fossili, e promuovere gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e nelle tecnologie per l’energia pulita
– 7.B. Entro il 2030, espandere l’infrastruttura e aggiornare la tecnologia per la fornitura di servizi energetici moderni e sostenibili per tutti i paesi in via di sviluppo, in particolare per i paesi meno sviluppati, i piccoli stati insulari, e per i paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare, in accordo con i loro rispettivi programmi di sostegno.

Tuttavia, i riferimenti ai cambiamenti climatici non si fermano a questi due obiettivi. La necessità di affrontare l’aumento delle emissioni e di preparare le comunità agli impatti del cambiamento climatico è presente in tutto il documento, a volte in modo diretto e a volte in maniera indiretta. Il primo obiettivo, per esempio, è quello di porre fine alla povertà; esso include un target sulla riduzione dell’esposizione e della vulnerabilità dei più poveri agli eventi estremi del clima. Il secondo obiettivo è quello di porre fine alla fame; uno dei target a esso correlati è quello di garantire che i sistemi di produzione alimentare siano in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici. L’obiettivo relativo all’istruzione include un target in base al quale tutti gli studenti devono essere istruiti sullo sviluppo sostenibile e su come vivere uno stile di vita sostenibile. Questi sono solo alcuni esempi dei molteplici legami tra i cambiamenti climatici e gli Sdg.

A questi legami, si deve aggiungere il fatto che l’esperienza del negoziato sui cambiamenti climatici rappresenta un punto di riferimento fondamentale per l’attuazione degli Sdg, come per tutte gli altri processi negoziali delle Nazioni unite in materia ambientale. Per citare solo un esempio, l’esperienza della Unfccc (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) ha messo in evidenza che un robusto sistema di reporting e di review può promuovere l’avanzamento di obiettivi ambientali anche non vincolanti, come sono quelli della Convenzione e dell’Accordo di Parigi, e anche gli Sdg. Infine, sia pure tra mille incertezze di fondo e approcci non sempre coerenti sul lato operativo, i meccanismi di trasferimento di risorse ai paesi in via di sviluppo per le politiche di mitigazione e di adattamento adottati dalla Unfccc testimoniano la consapevolezza ormai diffusa che l’obiettivo di favorire la creazione di comunità a basse emissioni e resilienti nei confronti dei cambiamenti climatici non potrà essere conseguito se non sarà integrato in uno sforzo più ampio per mettere fine alla povertà, alla fame e alle disuguaglianze.

Domenico Gaudioso Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)

Note
1Synthesis report on the aggregate effect of the intended nationally determined contributions. Note by the secretariat, FCCC/CP/2015/7, 30 ottobre 2015.

Altre risorse
– Cop23 sul clima: a Bonn passi avanti per attuare l’Accordo di Parigi, Ecoscienza 6/2017 (pdf)
– Il ruolo della scienza nell’Antropocene, Vincenzo Balzani in Ecoscienza 5/2016 (pdf)

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