La rappresentazione delle componenti ambientali: il modello DPSIR e gli indicatori

Attività imprescindibile del Sistema agenziale è quella definita con l’espressione reporting ambientale, ossia una descrizione dello stato attuale di un determinato ambiente e della sua prevista evoluzione in base alle scelte compiute. Tale rappresentazione è di fondamentale importanza in quanto può essere utilizzata come promozione e ausilio per processi di governance, come valido riferimento scientifico e come informazione rivolta ai cittadini per aumentare il grado di consapevolezza sulle ragioni e sui metodi di uno sviluppo sostenibile.


Come rendere questa rappresentazione facilmente comprensibile e utilizzabile?

Il modello DPSIR
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) negli anni novanta dello scorso secolo, studiò una metodologia per poter raffigurare e connettere tra di loro, in una rappresentazione logica e sequenziale, le varie componenti ambientali. Introdusse il modello definito PSR (Pressione, Stato, Risposta), che esprime una consequenzialità tra una pressione ambientale, lo stato dell’ambiente che ne deriva e la risposta che occorre mettere in atto per mitigare e/o prevenire gli impatti negativi sull’ambiente. Il modello PSR è stato ripreso dall’Agenzia europea dell’ambiente (1995) che lo ha ulteriormente affinato con l’introduzione dei fattori generatori delle pressioni (es. popolazione, industria, agricoltura, trasporti, eventi naturali) e degli Impatti (economici e sulla salute), dando vita a un nuovo modello denominato DPSIR (Driving force, Pressure, State, Impact, Reponse).

Lo schema propone una struttura di riferimento generale, un approccio integrato nei processi di reporting sullo stato dell’ambiente, effettuati a qualsiasi livello europeo o nazionale. Permette di rappresentare l’insieme degli elementi e delle relazioni che caratterizzano un qualsiasi tema o fenomeno ambientale, mettendolo in connessione con l’insieme delle politiche esercitate verso di esso.

La struttura dello schema è costituita da moduli o sottosistemi DPSIR, legati tra loro da una catena di relazioni essenzialmente di tipo causale:
D – Driving forces – Determinanti o Forze determinanti – Attività e comportamenti umani derivanti da bisogni individuali, sociali, economici; stili di vita, processi economici, produttivi e di consumo da cui originano pressioni sull’ambiente
P – Pressures – Pressioni esercitate sull’ambiente in funzione delle determinanti, cioè delle attività e dei comportamenti umani come ad es. emissioni atmosferiche, rumore, campi elettromagnetici, produzione di rifiuti, scarichi industriali
S – States – Stati – Qualità e caratteri dell’ambiente e delle risorse ambientali che possono essere messi in discussione dalle pressioni, qualità considerate come valori (fisici, chimici, biologici, naturalistici, testimoniali, economici) che occorre tutelare e difendere
I – Impacts – Impatti – Cambiamenti significativi dello stato dell’ambiente che si manifestano come alterazioni negli ecosistemi, nella loro capacità di sostenere la vita, la salute umana, le performance sociali ed economiche
R – Responses – Risposte – Azioni di governo messe in atto per fronteggiare le pressioni; oggetto della risposta può essere una determinante, una pressione, uno stato, un impatto, ma anche una risposta pregressa da correggere; le risposte possono assumere la forma di obiettivi, di programmi, di piani di finanziamento, di interventi ecc.

Questa metodologia permette un collegamento logico tra gli elementi e i sistemi che compongono l’ambiente. All’interno di questo modello si collocano le informazioni necessarie per la conoscenza ambientale. Il trasferimento delle informazioni deve avvenire attraverso chiavi di accesso alla complessità della realtà, messaggi leggibili e razionali, efficienti per le amministrazioni, chiari e comprensibili per la pubblica opinione: questi strumenti di comunicazione sono gli indicatori ambientali.

Gli indicatori ambientali
L’utilità degli indicatori ambientali risiede nella capacità di fornire dati di sintesi in grado di guidare l’analisi sullo stato di un certo ambiente, di accompagnare processi decisionali in campo politico economico e sociale verso forme di utilizzo più sostenibile del territorio e di monitorare le risposte a tali decisioni. Inoltre gli indicatori possono essere letti con facilità anche dai non addetti ai lavori e inseriti in progetti di informazione ambientale rivolta al grande pubblico.

Le principali caratteristiche di un indicatore devono essenzialmente essere:

  • la rilevanza: coerenza con gli obiettivi normativi, rappresentatività delle problematiche e delle condizioni ambientali, significatività dei mutamenti nel tempo dei fenomeni osservati
  • la validità scientifica: qualità statistica dei dati documentata e validata scientificamente, applicabilità in contesti territoriali diversi, comparabilità di stime e misure effettuate nel tempo
  • la capacità di comunicazione: facilità di interpretazione, immediatezza nella comunicazione
  • la misurabilità: disponibilità dei dati necessari, possibilità di impiego di serie storiche, possibilità di aggiornamento periodico.

Esempi di indicatori possono essere:

  • per i determinanti, popolazione residente
  • per le pressioni, emissioni di CO2
  • per lo stato, PM10 media annua
  • per gli impatti, indice di mortalità
  • per le risposte, raccolta differenziata

Per approfondimenti è possibile consultare il sito dell’Agenzia europea per l’ambiente

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