Legge ecoreati, Snpa scrive al ministro della Giustizia

 

Il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (Snpa) ha portato all’attenzione delle più importanti istituzioni nazionali i risultati del gruppo di lavoro incaricato di approfondire i contenuti delle legge ecoreati e di elaborare linee di indirizzo comuni per una più omogenea applicazione della legge 68/2015 nell’ambito delle attività istituzionali di vigilanza e controllo ambientali.

In particolare, con una lettera al ministro della Giustizia a firma del presidente di Ispra e del presidente di AssoArpa, il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (Snpa) ha evidenziato la persistenza di taluni nodi interpretativi della legge. La lettera pone in evidenza, peraltro, come l’approvazione della legge di istituzione del sistema, la legge 132 del 2016, intervenuta dopo l’approvazione della legge ecoreati, non abbia sciolto tutti i nodi interpretativi.

Permane la difficoltà di valutazione preventiva dell’assenza di danno o pericolo concreto e attuale di danno ai fini della procedura di estinzione del reato, così come introdotta con l’art. 318-ter, comma 3, del testo unico ambientale.

Snpa auspica l’introduzione a livello normativo di definizioni dei concetti di danno e pericolo concreto e attuale di danno coerenti con le finalità della legge. Il Sistema ha anche nuovamente evidenziato il problema della titolarità all’asseverazione delle prescrizioni tecniche introdotte con il nuovo articolo 318-ter.

Snpa ha, infine, ricordato al ministro della Giustizia la mancanza di disposizioni espresse circa il soggetto beneficiario della somma che il contravventore è tenuto a versare, in sede amministrativa, per l’estinzione del reato, dopo che sia stato accertato l’adempimento delle prescrizioni impartite dall’organo di vigilanza ai sensi dell’ art. 318 quater del Dlgs 152/2006.

In relazione all’importanza del ruolo che il Sistema avrà nell’attuazione della legge 68/2015, quanto meno per la parte che modifica, aggiornandolo, il testo unico ambientale, è stato espresso al ministro l’auspicio che tali somme possano rimanere nella disponibilità del sistema, a finanziamento e potenziamento delle crescenti attività che è chiamato ad assolvere a tutela dell’ambiente.

Occorre peraltro osservare che la recente lettera al ministro della Giustizia segue un’analoga corrispondenza, scambiata subito dopo l’approvazione della legge, nella quale erano state segnalate le criticità all’epoca ritenute emergenti dalla lettura del testo normativo. Rispetto alle criticità all’epoca segnalate, alcune soluzioni sono state apportate proprio dalla legge istitutiva del Sistema.

Si pensi, ad esempio, all’antica e sempre dibattuta problematica del riconoscimento della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria (UPG) in capo al personale tecnico del Sistema delle Agenzie e Ispra. La legittimità dell’attribuzione di tali funzioni al personale suddetto, all’epoca controversa ed autorevolmente messa in dubbio da un parere del Consiglio di Stato, pare oggi pienamente legittimata dall’art. 14 (Disposizioni sul personale ispettivo) e in particolare dal comma 7 che attribuisce al  presidente dell’Ispra e ai legali rappresentanti delle Agenzie la facoltà di individuare e nominare, tra il personale ispettivo, i dipendenti che, nell’esercizio delle loro funzioni, operano con la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria.

Alfredo Pini, Ispra

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