Marchesi: Stati generali per una nuova governance ambientale del Paese

Al nuovo Parlamento, al nuovo Governo e al nuovo ministro dell’Ambiente, proponiamo di avviare un percorso, un confronto serio e partecipato, in primis con le Regioni, per immaginare una nuova governance ambientale del Paese.

Quella che si è appena chiusa è stata una Legislatura estremamente importante e quanto mai ricca di novità, dal punto di vista della protezione dell’ambiente.

Nel quinquennio che si è appena concluso, infatti, sono stati approvati alcuni provvedimenti normativi molto importanti e alcune riforme molto attese: basti pensare alla Legge n. 68 del 2015 sugli Ecoreati, con l’importantissima Parte II contenente le procedure per l’estinzione in via amministrativa dei reati contravvenzionali previsti dal TUA; al Collegato Ambientale, con lo sviluppo della Green Economy e alla definizione dei CAM; alla fusione per incorporazione del Corpo Forestale dello Stato nell’ Arma dei Carabinieri, con l’istituzione di fatto di una polizia ambientale unica specializzata; all’istituzione dell’Agenzia Italia Meteo, per il rafforzamento e il coordinamento delle attività di meteorologia e climatologia operative; e soprattutto, per quanto ci riguarda, la molto attesa legge di istituzione del Sistema Nazionale a rete di Protezione Ambientale (SNPA) e di parziale riforma del sistema nato con la legge 61/94. 

Come in ogni stagione di riforme, ci sono state luci ed ombre; e, certamente, di alcune di queste riforme (proprio a partire dalla legge 132/2016) bisognerà monitorare nel tempo l’attuazione; ma che molto sia stato fatto, dopo anni di relativa stasi, non può essere messo in discussione.

Dobbiamo tutto ciò ad un folto gruppo di parlamentari, di tutti gli schieramenti politici, dalla spiccata attenzione e sensibilità ambientale, con i quali abbiamo potuto collaborare e nei quali abbiamo sempre trovato grande sensibilità e attenzione.

Parlo innanzitutto dei Presidenti delle due Commissioni parlamentari permanenti, Ermete Realacci alla Camera e Giuseppe Francesco Maria Marinello al Senato, del Presidente della Commissione bicamerale Ecomafie Alessandro Bratti e di molti altri deputati e senatori tra cui, in rigoroso ordine alfabetico, ricordo – per la correntezza di rapporti e la reciproca simpatia che ci ha legato anche personalmente – Paolo Arrigoni, Chiara Braga, Massimo Caleo, Massimo De Rosa, Patrizia Manassero, Raffaella Mariani, Serena Pellegrino, Giovanni Piccoli, Renata Polverini, Stefano Vaccari, Alberto Zolezzi. 

Sull’impegno e la competenza di alcuni di loro, che siedono ancora nelle Aule parlamentari, sappiamo che potremo continuare a fare affidamento.
È giusto comunque ricordarli e ringraziarli tutti pubblicamente.

Così come è giusto ringraziare nuovamente il Ministro uscente Gianluca Galletti e le Sottosegretarie di Stato Barbara Degani e Silvia Velo.
In loro, al vertice del Ministero dell’Ambiente, il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale ha trovato interlocutori sensibili e attenti, in grado anche di superare alcune vischiosità di rapporto con gli uffici ministeriali, che ci pare siano definitivamente alle spalle.

Peraltro, come ho già avuto modo di dire e di scrivere in altre occasioni, l’attuale governance ambientale del Paese è molto datata e certamente non più attuale, non essendo più per questo in grado di offrire al decisore pubblico e alle Istituzioni gli strumenti necessari per comprendere, affrontare e risolvere le sfide dell’oggi e del domani.

Parliamo infatti di un assetto istituzionale e di un ventaglio di competenze e di funzioni che sono disciplinate da un complesso di norme molto datate, nate tra il 1986 (anno di costituzione del Ministero dell’Ambiente) e il 1994 (anno di nascita dell’ANPA e di avvio del processo che ha generato le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente).

Nel mezzo, le leggi Bassanini e la riforma degli Enti locali completano un disegno di responsabilità collocate nei vari livelli istituzionali, innovativo per quell’epoca, ma che data ormai oltre 25 anni e mostra spesso la corda.

Che questa architettura istituzionale e funzionale necessiti di una manutenzione straordinaria è evidente ai più ed è dimostrato anche dai molti interventi normativi, per quanto non inseriti in un disegno organico di riforme, che si sono realizzati nella scorsa Legislatura.

Quello che dobbiamo attenderci è che nella Legislatura appena iniziata si possa porre mano in maniera organica ad un grande momento collettivo di riflessione sulla governance ambientale italiana, per farne oggetto di un progetto di riforma complessiva che vada a ridisegnare ruoli, funzioni e competenze, collocandole in un quadro di responsabilità più aderenti ai tempi.

Sto pensando ad una sorta di “Stati Generali dell’Ambiente” in cui mettere a confronto aspettative ed esigenze provando ad individuare traiettorie innovative e condivise.

Di questa ipotesi, si era iniziato a parlare già alla fine della scorsa Legislatura e se ne era fatto cenno anche in momenti formali, per esempio in occasione delle audizioni del Presidente Stefano Laporta e di chi scrive, presso le Commissioni Parlamentari, come espressione di una necessità condivisa del Sistema.

Si tratta insomma di provare ad immaginare una nuova governance ambientale del Paese.

Le parole guida devono essere: lotta al cambiamento climatico, economia circolare, Green Economy, rete, valorizzazione delle competenze, sussidiarietà, rigore scientifico, autorevolezza del Pubblico, formazione, informazione, premialità dei comportamenti virtuosi, valorizzazione dell’autocontrollo, trasparenza, accountability, semplificazione, rigore nei controlli ispettivi, certezza delle sanzioni.

Al nuovo Parlamento, al nuovo Governo e al nuovo Ministro dell’Ambiente, dobbiamo dunque anche come SNPA proporre di avviare subito questo percorso, in un confronto serio e partecipato, in primis con le Regioni e con le tecnostrutture e i centri di competenza, nonché con tutti i Ministeri e con tutti i portatori di interesse: dalle Imprese – di cui bisogna valorizzare e premiare gli approcci costruttivi e responsabili, individuando percorsi di crescita dell’economia verde e dell’economia circolare – alle Associazioni esponenziali di interessi collettivi, quali le associazioni professionali, gli Ordini, il variegato mondo dell’associazionismo ambientalista, le Società scientifiche.

È questo il messaggio che credo possiamo lanciare al neo Ministro Sergio Costa, insieme ai rinnovati complimenti e ai più sinceri auguri di buon lavoro, con l’assicurazione che come sempre potrà contare sul massimo impegno di tutti gli 11.000 operatori del Sistema sull’intero territorio nazionale.

La partita è indubbiamente ampia e complessa ed eccede il tema della pura protezione dell’ambiente e della natura o della repressione dei comportamenti ambientalmente scorretti. Interessa invece temi più ampi e trasversali, quali quelli dello sviluppo economico, della gestione del territorio, della modifica degli stili di vita e degli stessi paradigmi di crescita della nostra società.

Dobbiamo pensare ad un approccio molto ampio, perché Ambiente vuol dire sviluppo, economia circolare, fonti rinnovabili, uso razionale dell’energia, cambiamento climatico, salute e soprattutto conoscenza finalizza ad orientare le politiche di settore della Repubblica, oltre che, naturalmente, controlli e lotta ai reati. 

Avremo presto modo di rappresentare al Ministro Costa, accanto alla necessità di riprendere e portare a termine il lavoro per l’approvazione dei provvedimenti attuativi della L. 132, anche questa più ampia proposta di lavoro che potremo meglio dibattere ed approfondire nei nostri prossimi appuntamenti.

Luca Marchesi
Direttore generale Arpa Friuli Venezia-Giulia e Vicepresidente Snpa

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