Marine litter, il problema delle plastiche in mare e l’impegno di Arpae

Il marine litter è un problema complesso e multidimensionale con importanti implicazioni per l’ambiente marino e per le attività dell’uomo in tutto il mondo. Ne consegue che valutazioni e azioni urgenti sono richieste sia a livello regionale che globale.

Il Mar Mediterraneo è stato definito come uno dei mari maggiormente affetti dai rifiuti marini: in esso il problema è aggravato dagli scambi limitati che il bacino ha con gli altri mari/oceani, dall’alta densità di popolazione sulle coste, dal turismo costiero, dai traffici marittimi e da altri addizionali apporti di rifiuti che, tramite i fiumi, arrivano dalle aree interne urbanizzate al mare. Le attività umane generano considerevoli quantità di rifiuti al punto da arrivare ad avere in questo mare i più alti valori di rifiuti solidi urbani generati in un anno procapite (208-760 kg/anno, http://atlas.d-waste.com/).

Nella società moderna, la principale componente dei rifiuti è la plastica, ormai ubiquitaria, che può arrivare a costituire fino al 95% dei rifiuti accumulati lungo le spiagge, sulla superficie del mare o sui suoi fondali. Le fonti dei rifiuti marini sono tradizionalmente classificate come provenienti da terra o dal mare a seconda del luogo di origine dell’immissione in mare, ma stimarne il punto preciso è piuttosto complicato, poiché una volta immessi possono percorrere lunghe distanze spinti dal vento, dal sistema delle correnti e dall’azione delle maree prima di essere spiaggiati o depositarsi sui fondali marini.

La Struttura Oceanografica Daphne di Arpae, durante il Progetto IPA Stategico denominato DeFishGear (2013-2016), ha stimato per più di tre anni la presenza di rifiuti marini nei diversi compartimenti marini (spiaggia, fondali marini, superficie del mare, biota), applicando protocolli di monitoraggio armonizzati e contribuendo ad ottenere una stima dell’impatto provocato a livello di macroregione Adriatico-Ionica. La densità media di 0.67 oggetti/km2 riscontrata è considerata essere relativamente alta se confrontata con altri precedenti studi condotti nella stessa area. La composizione dei rifiuti ritrovati (http://www.defishgear.net) è costituita da oggetti di plastica per il 91% sia sulle spiagge che sulla superficie del mare, 89.4% sui fondali , 98% nel biota. Tutto ciò riflette la forte presenza della plastica nella società moderna. Sempre a livello di regione Adriatico-Ionica tra i primi 20 oggetti rinvenuti in tutti i compartimenti troviamo piccoli pezzi di plastica (da 2.5 a 50 cm), piccoli pezzi di polistirolo, bastoncini cotton fioc, tappi di plastica, mozziconi di sigarette, reti per l’allevamento dei mitili, buste di plastica.

I risultati del progetto hanno chiaramente mostrato come la maggior parte dei rifiuti che arrivano in mare (76%) provengono da terra e sono trasportati dai fiumi, la restante parte è imputabile ai settori dei trasporti marittimi e della pesca. Davanti a questi numeri risulta evidente come le azioni per combattere il fenomeno debbano essere rivolte soprattutto a risolvere ciò che accade sulla terra ferma. Il miglioramento della raccolta dei rifiuti a terra, l’incremento della differenziata, del riuso, del riciclo sono tutte azioni che vanno perseguite. A livello di singolo cittadino, ciò che possiamo fare è acquisire consapevolezza della reale esistenza del problema e iniziare a compiere scelte consapevoli nella vita di tutti i giorni, compiendo acquisti consapevoli che prediligano prodotti con pochi imballaggi, prefissano l’uso del vetro al posto della plastica e che diminuiscano gli acquisti uso e getta. Pensare all’ambiente in cui viviamo, riflettere sul destino che avrà l’oggetto appena comprato una volta finito il suo ciclo di utilizzo sono le azioni che servono a cambiare la rotta che, ahimè, abbiamo sfortunatamente intrapreso.

Al momento Arpae-Struttura oceanografica Daphne e tutte le altre Agenzie costiere sono coinvolte ormai da più di tre anni nei monitoraggi condotti in ottemperanza del D.Lgs 190 noto anche come Strategia Marina. In ben 58 aree per i rifiuti spiaggiati e 49 transetti per le microplastiche vengono quantificati e catalogati i rifiuti, una gran mole di dati che vanno ad implementare una banca dati che per frequenze, numero di campioni e copertura del territorio costiero rappresenta sicuramente un esempio unico a livello di tutto il Mediterraneo.

Cristina Mazziotti
Arpae Emilia-Romagna
Struttura Oceanografica Daphne

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