Sotto esame gli inchiostri per tatuaggi e trucco permanente

Il 7 e 8 novembre si è tenuto a Torino un incontro internazionale per la valutazione dei rischi associati alle sostanze pericolose presenti negli inchiostri per tatuaggio e trucco permanente (PMU – Permanent Make Up).

Hanno partecipato, insieme ai tecnici esperti di Arpa Piemonte, colleghi del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’APPA Bolzano e rappresentanti delle istituzioni di riferimento della Danimarca.

Dopo una prima giornata in aula, i partecipanti hanno visitato il laboratorio di Arpa Piemonte specializzato nelle analisi degli inchiostri che ha sede a Grugliasco (TO). L’Agenzia è da alcuni anni impegnata nel contrasto alla diffusione di prodotti pericolosi e contraffatti e il laboratorio opera come riferimento nazionale per la determinazione di alcuni agenti cancerogeni nei prodotti in commercio. In particolare vengono determinate le ammine aromatiche primarie (PAAs) e gli idrocarburi policiclici aromatici (PAHs).
I servizi di vigilanza sul territorio regionale piemontese e nazionale (ASL, NAS, Guardia di Finanza) effettuano i controlli presso produttori, importatori, distributori di inchiostri per tatuaggio e PMU oltre agli studi dei tatuatori e ai centri estetici, al fine di individuare eventuali prodotti con caratteristiche di pericolosità e/o cancerogenicità.
La Commissione Europea ha incaricato l’Italia, in collaborazione con alcuni altri paesi membri tra cui la Danimarca, la Germania e l’Olanda di preparare un dossier per la valutazione di una proposta di restrizione relativo all’Allegato XVII del regolamento Europeo REACH sugli inchiostri per tatuaggio.

Il meeting di Torino ha consentito di verificare in dettaglio le modalità di controllo analitico e di definire un percorso comune per garantire l’efficacia degli interventi di prevenzione e l’opportunità di estensione delle restrizioni ad altri agenti pericolosi, quali gli azoderivati e gli ftalati.

Emilia-Romagna, si cercano osservatori volontari per la misura della neve

Per consentire una copertura più ampia ed estesa del monitoraggio della neve al suolo, il Servizio Idro-Meteo-Clima di Arpae Emilia-Romagna invita i cittadini appassionati a partecipare alla raccolta dei dati sull’altezza del manto nevoso in tutte le località della regione Emilia-Romagna. L’inizio della stagione di misurazioni si inaugurerà con un incontro che si terrà il 23 novembre 2018. Continua >

Strategia marina: il mare di Calabria, Sicilia e Basilicata è vivo

Si è tenuta nei giorni scorsi a Scilla (RC) in Calabria la riunione di Sottoregione Mar Ionio – Mediterraneo Centrale per discutere e adempiere alle indicazioni del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, relativamente all’attuazione dei programmi di monitoraggio del mare ai sensi della Direttiva “Marine Strategy”.

La riunione – alla quale hanno partecipato le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) della Calabria, Sicilia e Basilicata – si è sviluppata sui temi dell’assetto normativo italiano che impone il raggiungimento entro il 2020 del Buono stato ecologico (Bse) e sull’attuazione dei programmi di monitoraggio ai sensi dell’art. 11 del D.lgs. 190/2010.

I direttori delle Aree Mare delle tre Agenzie regionali, Emilio Cellini (ARPA Calabria), Vincenzo Ruvolo (ARPA Sicilia) e Achille Palma (ARPA Basilicata), coadiuvati dai loro tecnici, hanno approfondito la loro analisi anche sugli aspetti gestionali dell’attuazione del programma istituzionale “Strategia Marina”, con particolare riferimento al raggiungimento delle misure previste dalla Direttiva Europea anche attraverso le risorse umane e materiali impegnate, sempre commisurate all’interesse ambientale, economico e sociale che l’ecosistema marino riveste per le Regioni del Mar Ionio – Mediterraneo Centrale.

I risultati raggiunti ad oggi sono stati considerati soddisfacenti, sottolineando come il monitoraggio in corso renda evidenti le eccezionali valenze naturalistiche dei nostri Mari pur nella consapevolezza che è necessario porre rimedio, anche urgente, alle numerose criticità che permangono in termini di impatti antropici e cambiamenti climatici. Conoscere, valorizzare e tutelare i circa 2.000 km costieri che avvolgono la Calabria, la Sicilia e la Basilicata, infatti, è l’obiettivo prioritario che le Agenzie per la Protezione Ambientale (ARPA) hanno per i prossimi tre anni.

Gli esperti delle tre ARPA coinvolte hanno, quindi, lanciato un appello alla Direzione Generale per la protezione della natura e del mare del Ministero dell’Ambiente di dedicare più risorse umane e strumentali al progetto.

Soddisfazione per il lavoro svolto e per il target raggiunto è stato comunicato in Cabina di Regia dal Ministero dell’Ambiente (MATTM) alle Agenzie regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) con l’incentivo di aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologie al fine di migliorare la salute dei mari ed il correlato sviluppo delle economie regionali.

Arpa Campania agli Stati generali del mare a Napoli

Arpa Campania ha partecipato agli Stati generali del mare promossi dal Comune di Napoli. Alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo, si è discusso delle principali criticità ambientali nel Golfo.

Il mare e la città: una simbiosi suggestiva, ma anche un rapporto problematico, una questione aperta. La salvaguardia e la valorizzazione delle acque costiere a Napoli, in chiave ambientale e di fruibilità, sono state al centro di una tavola rotonda tra istituzioni ed esperti, che si è tenuta lo scorso 9 novembre nella Sala dei baroni del Maschio angioino. Tra i partecipanti, Arpa Campania, rappresentata da Lucio De Maio, dirigente dell’Unità operativa mare, che ha illustrato ai presenti il quadro dei controlli sulla qualità delle acque costiere e le criticità non ancora risolte.

All’incontro, promosso dalla delegata al Mare del Comune partenopeo, Daniela Villani, ha partecipato anche il sottosegretario di Stato all’Ambiente Salvatore Micillo. L’esponente del Governo ha accennato alle attività propedeutiche alla bonifica del sito di interesse nazionale di Napoli Est. «Sono partiti i primi tavoli tecnici con la partecipazione del Comune», ha detto il sottosegretario. «In un contesto segnato da attività portuali e da altri impatti, si tratta di un’operazione complessa, attesa da molti anni, vicina a un punto di svolta».

Micillo ha anche citato il disegno di legge Salva Mare, un testo che il ministro Sergio Costa intende sottoporre al vaglio del Parlamento. «Attualmente – ha spiegato il sottosegretario – i pescherecci raccolgono, insieme al pescato, una quantità di plastica notevole. L’idea è indurre i pescatori a portare questi rifiuti in porti con banchine appositamente attrezzate, anziché rimetterli in mare». I primi esperimenti-pilota, condotti in diverse località tra cui Sorrento, hanno portato al recupero di circa trenta tonnellate di plastica in dieci giorni.

A Napoli, come è ovvio, il mare sconta la presenza di un porto di grandi dimensioni. Il vicesindaco Enrico Panini ha parlato di un «muro, in parte visibile in parte invisibile, che separa il mare dalla città. Un muro – ha commentato il numero due di Palazzo San Giacomo – che si sta sgretolando anche grazie al moltiplicarsi dei turisti, ma non è del tutto scomparso. Attenzione, però: restituire il mare alle persone non significa considerarlo una risorsa sfruttabile all’infinito».

La presenza dell’Arpa Campania ha spostato il dibattito su un piano tecnico. De Maio, che coordina la flotta dell’Agenzia, ha spiegato che Arpac investe molto nei controlli sulle acque costiere, al punto che la Campania è una delle regioni più attive su questo fronte. Solo sul versante dei controlli sulla balneabilità delle acque, da aprile a settembre 2018 l’Agenzia ha prelevato circa 2.500 campioni d’acqua lungo l’intero litorale campano e svolto oltre 5.000 analisi. Il dirigente ha tracciato l’elenco delle criticità: al primo punto, gli scarichi presenti lungo la costa.

Lo scarico diretto, senza condotta sottomarina e non depurato, è la categoria più impattante.  Il dirigente Arpac ha ricordato che questa fino a 40-50 anni fa era la norma, oggi invece è un’eccezione, seppure non del tutto scomparsa. I depuratori sono spesso presenti, ma è frequente che le acque fognarie non siano separate dalle acque piovane. In caso di piogge abbondanti, si attivano i cosiddetti tubi di “troppo pieno”: per evitare danni agli impianti causati dalle piene, i depuratori vengono bypassati e gli scarichi finiscono in mare non trattati. È il motivo per cui, non di rado, si arriva a divieti temporanei di balneazione, anche solo di pochi giorni, in tratti di costa le cui acque normalmente sono di buona qualità.

All’incontro, moderato dalla giornalista Rai Francesca Ghidini, sono intervenuti anche, tra gli altri, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito e la consigliera regionale Vincenza Amato.

Inquinamento da mercurio: livelli troppo alti in fiumi e laghi d’Europa

Il mercurio è ancora una fonte importante di inquinamento in Europa, nonostante l’Unione europea ne abbia vietato o limitato l’uso in molti prodotti e processi industriali.

Le emissioni di mercurio continuano a rappresentare un rischio significativo per l’ambiente e per la salute umana, secondo un rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), che descrive il problema dell’inquinamento proveniente da questo metallo pesante e le sfide necessarie per affrontare la questione a livello globale. Il rapporto, con l’ausilio di immagini, infografiche e grafici, rappresenta anche uno strumento divulgativo per il largo pubblico che vi può trovare utili informazioni e suggerimenti per ridurre la propria esposizione.

Storicamente, l’uso e le emissioni di mercurio in Europa sono stati elevati, tuttavia, negli ultimi decenni, sono state adottate misure per minimizzare entrambi, ad esempio limitando o vietando l’uso e imponendo limiti alle emissioni. Sfortunatamente, a livello mondiale, a causa di attività come la combustione del carbone e l’estrazione dell’oro, le emissioni sono aumentate ed hanno avuto un impatto anche sull’ambiente europeo, data la natura globale dell’inquinamento da mercurio: circa il 50% di questo metallo depositato ogni anno in Europa proviene infatti da paesi extraeuropei, con il 30% proveniente solo dall’Asia.

Le attività antropogeniche che emettono mercurio possono essere suddivise in due categorie (vedi immagine a seguire):

  • processi produttivi che utilizzano intenzionalmente mercurio (ad esempio produzione di cloruro di vinile),
  • altri processi che non utilizzano intenzionalmente il mercurio, ma determinano comunque il suo rilascio in ambiente, generalmente in quanto impurità in una materia prima (ad esempio la combustione di combustibili solidi come carbone, lignite e legno, che rilascia involontariamente il mercurio).

Questo slideshow richiede JavaScript.

Uno dei principali problemi con il mercurio è poi la sua persistenza: una volta che viene rilasciato nell’ambiente, ad esempio attraverso la combustione del carbone, può circolare attraverso l’aria, la terra, l’acqua e gli animali per migliaia di anni. Nell’immagine a seguire è rappresentato il suo ciclo globale (cliccando sull’immagine si può ingrandire).

TH-AL-18-011-EN-N Mercury in Europe s environment

In atmosfera, gli attuali livelli di mercurio sono fino al 500% sopra quelli naturali. Negli oceani, le concentrazioni sono circa 200% sopra i livelli naturali.

Proprio gli oceani, i fiumi e i laghi sono messi maggiormente a rischio da questo metallo pesante, che qui vi assume una forma altamente tossica (metilmercurio) che viene facilmente assorbita dagli animali, compresi i pesci, e si sposta sulla catena alimentare fino a raggiungere gli umani. Questo infatti è il modo principale in cui gli esseri umani sono esposti al mercurio, che rappresenta un rischio particolare e significativo per lo sviluppo neurologico di feti, neonati e bambini.

I più recenti dati di monitoraggio dei corpi idrici mostrano come circa 46.000 corpi idrici superficiali nell’UE, su circa 111.000, non soddisfano i livelli stabiliti per proteggere gli uccelli e i mammiferi che si nutrono di pesce.

È inoltre ormai ampiamente dimostrato come le conseguenze dei cambiamenti climatici aumenteranno il rischio presentato da questo metallo nel nostro ambiente:

  • le inondazioni provocheranno l’erosione dei terreni e il rilascio di mercurio in ambiente,
  • un aumento delle precipitazioni causerà una maggiore deposizione di mercurio in atmosfera,
  • lo scongelamento del suolo ghiacciato (permafrost), che immagazzina grandi quantità di mercurio, costituirà un’importante fonte di emissioni.

Altri impatti sono costituiti, ad esempio, dagli incendi boschivi, che determineranno il rilascio di mercurio in atmosfera (il legno ne contiene piccole quantità che vengono rilasciate durante la combustione). Ancora più importante, gli aumenti delle temperature degli oceani possono determinare un aumento dei livelli di mercurio negli animali marini.

L’Unione europea ha già vietato o limitato l’uso di questo metallo in molti prodotti e processi industriali: la Convenzione di Minamata, che è stata firmata da oltre 120 paesi ed è entrata in vigore nel 2017, rappresenta la principale iniziativa globale per proteggere la salute umana e l’ambiente da mercurio. Richiede ai paesi di mettere in atto controlli e riduzioni su una vasta gamma di prodotti, processi e industrie in cui il metallo è utilizzato, rilasciato o emesso.

Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente ricorda tuttavia che, anche con un’azione globale immediata, ci vorrà molto tempo prima che l’inquinamento da mercurio diminuisca fino ai livelli pre-industriali. La legislazione europea in materia è già più severa dei requisiti della Convenzione e contribuirà a ridurre al minimo l’impatto di questo metallo pesante.

Si possono anche intraprendere azioni individuali per ridurre al minimo l’esposizione personale e sostenere la legislazione europea, ad esempio essere a conoscenza dei consigli nazionali sulla sicurezza alimentare relativa al consumo di pesce, smaltire correttamente i rifiuti contenenti mercurio come lampadine e batterie e considerare alternative alla combustione di combustibile solido per il riscaldamento (riportiamo qui nostra traduzione di un’infografica dell’EEA).

Per approfondimenti: leggi il report dell’Agenzia europea per l’ambiente Mercury in Europe’s environment A priority for European and global action

Testo di Maddalena Bavazzano

In Friuli Venezia Giulia parte “Rifiuti in piazza”

Nell’ambito della “Settimana europea per la riduzione dei rifiuti” (17-25 novembre 2018), Arpa FVG organizza un ciclo di incontri pubblici per scoprire cosa si nasconde dentro i rifiuti che ogni giorno vengono conferiti ai gestori.

L’iniziativa, denominata “Rifiuti in piazza”, è realizzata assieme ai gestori della raccolta differenziata del Friuli Venezia Giulia (AcegasApsAmga, Ambiente Servizi, ISA-Isontina Ambiente, Gea, Net, A&T2000 Servizi Ambientali), con la collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia e dei Comuni ospitanti.

Il ciclo di incontri inizierà sabato 17 novembre in Campo S. Giacomo a Trieste, dove alle ore 10.30 arriverà un camion con i rifiuti appena raccolti, che verranno analizzati dagli esperti dell’Agenzia regionale per l’ambiente con l’assistenza degli operatori ecologici locali.

I rifiuti verranno separati per tipologia (analisi merceologica) alla presenza del pubblico presente, che potrà quindi valutare la qualità della raccolta differenziata e gli errori più comuni, oltre ad acquisire informazioni sulle modalità più corrette per differenziare i rifiuti recuperando materiale riciclabile ed energia.

Gli incontri proseguiranno, sempre con inizio alle 10.30, in altre 5 comuni della Regione con il seguente calendario:

  • martedì 20 a Fiume Veneto in piazza Del Des,
  • mercoledì 21 a Monfalcone in piazza della Repubblica,
  • giovedì 22 a Pordenone in piazza XX Settembre,
  • venerdì 23 a Udine in piazza Libertà,
  • sabato 24 a Nimis in piazza 29 Settembre

Gli incontri saranno anche l’occasione per un momento di approfondimento a cura della Direzione regionale ambiente, che illustrerà in sintesi il “Piano regionale di prevenzione della produzione dei rifiuti”.

In caso di forte maltempo gli incontri verranno riprogrammati in ambito locale.

 

Settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile dal 19 al 26 novembre

Come emerge in modo sempre più evidente, la plastica è tra i rifiuti organici più inquinanti. Le politiche idonee a ridurre dispersione e accumulo della plastica nell’ambiente e la creazione di un sistema virtuoso di riciclo, sono tra gli argomenti al centro dell’imminente Settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile – Agenda 2030, che si terrà in Italia dal 19 al 26 novembre.

L’inaugurazione a Roma è in programma lunedì 19 novembre alle ore 10.00; nel corso dell’evento conclusivo del 26 novembre – contestuale al lancio della campagna 2018/2019 Fuori dalla plastica: un percorso da costruire – si svolgerà la premiazione delle scuole vincitrici del concorso Cnes Agenda 2030 Scuole sostenibili 2017/2018 sul tema Cambiamenti climatici e migrazioni.
Sarà inoltre presentata l’edizione 2018/2019 del concorso, sullo stesso tema lanciato dalla Settimana e rivolto a tutte le scuole italiane.

Leggi anche
Informazione ed educazione alla sostenibilità, il rilancio del Sistema Infeas
(22-23 novembre 2018, Cagliari, Convento San Giuseppe)

Informazione ed educazione alla sostenibilità, a Cagliari il rilancio del Sistema Infeas

A Cagliari il 22 e 23 novembre 2018 la Regione autonoma della Sardegna organizza la conferenza nazionale per fare il punto sullo stato attuale dei sistemi Infeas nazionali e regionali e per creare un momento di confronto sul ruolo e il significato dell’educazione alla sostenibilità, come insieme di soggetti e luoghi di valenza territoriale e multifunzionale per la cultura ed economia della sostenibilità. Tra i protagonisti anche il Sistema nazionale di protezione dell’ambiente. Continua >

Seminario a Roma sulla gestione delle emissioni odorigene

Presso la Sala Conferenze di Ispra a Roma, in Via Vitaliano Brancati 48, il terrà il 23 novembre 2018 il Seminario “Gestione delle emissioni odorigene”.

Il seminario è promosso ed organizzato da LOD (Laboratorio di Olfattometria Dinamica) azienda del Gruppo Luci e Spin-Off dell’Università di Udine.

Nato nel 2003, LOD è un laboratorio specializzato nella misurazione degli odori originati da processi di qualsiasi tipo e natura. E’ inoltre l’unico laboratorio in Italia ad essere dotato sia di camera olfatto-metrica secondo la Norma UNI EN 13725:200, sia di camera rino-analitica secondo la NormaUNI 7133-3:2012.

L’evento intende promuovere un momento di confronto con gli operatori del SNPA ed altri soggetti interessati su possibili soluzioni a servizio dello sviluppo di politiche ambientali dedicate.

prog_convegno_odori

download

Per partecipare a questo evento è necessario registrarsi.

Rete monitoraggio qualità aria open source (video e presentazioni)

Due piccole regioni insieme per un grande progetto.

Il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria realizzato da Arpa Valle d’Aosta è stato implementato dalla Liguria, che lo ha reso Open source e fruibile a chiunque sia interessato alla tematica.

Un utilizzo condiviso in tutte le Arpa di un unico sistema open source ne permetterebbe un miglioramento continuo, con un notevole risparmio di risorse, rappresentando una concreta attuazione di quell’armonizzazione operativa che il Sistema delle Agenzie si è posta come obiettivo da raggiungere, oltre a facilitare la condivisione e comparazione dei dati.

Qui il video con il riassunto della presentazione effettuata a Ecomondo il 7 novembre:

i contributi video di Manuela Zublena – Arpa VdA

Monica Beggiato – Arpal

ed Enrica Bongio – Arpal

A seguire le presentazioni della mattinata del 7 novembre:

“Sistemi integrati di gestione dei dati delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria: il progetto OpenAirVallée – SW Open Source conforme alle norme europea e nazionale”:

Snpa nella settimana di Ecomondo a Rimini

Dissesto idrogeologico, questione rifiuti, discariche, servizi verdi. Quattro temi strategici per lo sviluppo sostenibile del Paese sui quali il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente ha promosso un confronto a Rimini nell’ambito della fiera Ecomondo.

L’evento di venerdì 9 novembre è stato l’ultimo di una serie di convegni, seminari, incontri e premiazioni che hanno visto protagonisti gli esperti Snpa. Dai rifiuti allo sviluppo sostenibile, il Sistema ha offerto un significativo contributo alla fiera riminese che quest’anno ha compiuto 22 anni di vita. I quattro argomenti trattati dal seminario dal titolo “Il Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente si confronta con alcuni temi strategici per lo sviluppo sostenibile del paese” sono solo una piccola parte delle attività sulle quale ogni giorno lavora il Sistema. Sono stati scelti perché rappresentano sfide cruciali per il Paese, a partire dalla questione del dissesto idrogeologico che ha colpito pochi giorni fa molte regioni italiane con un tragico bilancio di vittime. Quanto al tema dei Green Public Procurement (GPP), per il Sistema nazionale Snpa rappresentano uno strumento fondamentale per lo sviluppo dell’economia circolare – tema centrale di Ecomondo – e per orientare in senso ecologico gli acquisti della Pubblica  Amministrazione. La classificazione dei rifiuti e l’applicazione della disciplina delle terre e rocce da scavo saranno, infine, oggetto di due prossime linee guida in procinto di essere varate dal Sistema.

Il Sistema Snpa ha ricevuto un riconoscimento a Rimini per il lavoro a tutela dell’ambiente urbano. Dieci Agenzie regionali hanno ricevuto un premio da Legambiente per le buone pratiche messe in atto nel monitoraggio in città.

 

Altro evento che ha visto impegnato il Direttore generale dell’Ispra Alessandro Bratti e gli esperti del Sistema è stato il convegno dedicato all’economia circolare e al nuovo pacchetto rifiuti dell’Unione Europea, sul quale si rimanda al sito dell’Ispra.

Maltempo in Veneto: pioggia e vento eccezionali

Da sabato 27 ottobre alla mattinata di martedì 30 il Veneto è stato interessato da una prolungata fase di marcato maltempo, con precipitazioni estremamente abbondanti sulle zone montane e pedemontane, anche a carattere di forte rovescio e temporale, e un marcato rinforzo dei venti meridionali, soprattutto sulle zone montane e costiere, che in alcune fasi sono stati molto forti.  Sulla pianura centro meridionale le precipitazioni sono state più discontinue e di entità assai inferiore.
Spesso si sono verificati rovesci e temporali con intensità di pioggia particolarmente elevate: in alcune stazioni, soprattutto del Bellunese e nella seconda parte di lunedì, sono state registrate precipitazioni di 30-50 mm in un’ora, valori ancor più significativi in considerazione della stagione.
La mappa mostra le precipitazioni (in mm) cadute sul Veneto tra il 27 ed il 30 ottobre 2018.

Il grafico successivo mostra le precipitazioni orarie e la loro somma da inizio evento, rilevate dalla stazione di Soffranco a Longarone (BL) dal 27 al 30 ottobre 2018.

Di seguito si riportano alcuni valori di precipitazione, misurati dalle stazioni pluviometriche Arpav durante l’intero evento.
Bellunese centrale: 715.8 mm a Soffranco (Longarone), 658 mm a Sant’Andrea (Gosaldo), 636 mm a Col di Prà (Taibon Agordino) 565.4* mm ad Agordo, 548.2 mm a Cencenighe e 430.6 mm a Forno di Zoldo.
Bellunese meridionale: 439.2 mm a Valpore (Seren del Grappa), 432.6 mm a Feltre e 411.8 mm a Col Indes (Tambre d’Alpago).
Prealpi Vicentine occidentali: 431 mm a Rifugio la Guardia (Recoaro Terme), 430.4 mm a Contrà Doppio (Posina), 426.6 mm a Castana, 423.6 mm a Valli del Pasubio e 415.4 mm a Turcati (Recoaro Terme).
Significativi anche i 595.4 mm caduti a Sappada.
* il dato pluviometrico della stazione di Col di Prà è stato parzialmente ricostruito perché verso le ore 20 del giorno 29 la stazione è stata travolta da una frana ed ha cessato di funzionare.

Per diverse stazioni del bellunese, i quantitativi di precipitazione registrati nell’intervallo tra 1 e 4 giorni costituiscono record assoluti almeno dal 1992, anno di attivazione della rete di monitoraggio Arpav.

Per effetto delle elevate temperature favorite dal flusso sciroccale, il limite della neve si è mantenuto prevalentemente al di sopra dei 2200-2400 m di quota per tutta la durata dell’evento.

Grossi danni sul territorio montano sono stati causati anche dal fortissimo vento, presente fin da inizio evento, che ha raggiunto, nel pomeriggio-sera di lunedì 29, valori mai riscontrati in precedenza, almeno dal 1992, anno d’inizio attività delle stazioni Arpav.

Per quanto riguarda i valori di raffica (valore istantaneo riportato a 10 m dal suolo) si segnalano: 192 km/h registrati sulla cima prealpina del Monte Cesen a 1552 m di quota, 167 km/h registrati sul Monte Verena (Altopiano dei Sette Comuni) a 2002 m di quota, 149 km/h registrati sul Passo Valles (Dolomiti) a 2042 m di quota.

Si segnalano anche valori molto elevati registrati in aree di fondo valle o di altopiano: 141 km/h in Cansiglio, 140 km/h a Perarolo di Cadore, 132 km/h a Caprile e 111 km/h a Santa Giustina Bellunese.

Straordinari anche i venti medi che hanno soffiato costantemente con intensità molto forti soprattutto tra il primo pomeriggio e la tarda serata di lunedì 29. In alcune fasi il vento medio ha registrato valori classificati ai gradini più alti della scala internazionale di Beaufort, tra “tempesta violenta” (103-117 km/h) e “uragano” (>117 km/h). In questo giorno, la stazione del Monte Cesen ha rilevato, tra le ore 18 e le 19, una velocità media oraria del vento di 120.6 km/h e nelle successive due ore la velocità media oraria è rimasta su valori di circa 105 km/h.
Anche tra le 15 e le 18 e tra le 21 e le 22, questa stazione ha misurato velocità medie orarie dell’ordine dei 90 km/h.

Il grafico sopra riportato evidenzia l’andamento della velocità del vento media oraria (istogrammi) e della direzione prevalente di provenienza del vento oraria (rombi) registrate dalla stazione di Monte Cesen sulla sommità delle Prealpi orientali, a 1552 m di quota.
Le barre verdi chiare identificano le ore con velocità media oraria superiore a 100 km/h, le barre verdi scure identificano ore con velocità media oraria superiore a 80 km/h e la retta tratteggiata identifica il limite oltre il quale si colloca il “vento forte” nella scala di Beaufort. Si osserva che, nella fase di massima intensità del vento (pomeriggio del giorno 29), la direzione prevalente di provenienza del vento, assai costante, ruota da SSE a S.

A cura di Arpav – Centro Meteorologico di Teolo
Foto di Bruno Renon, Arpav – Centro Servizi Idrogeologici

Controlli ambientali, Guardia Costiera e Arta Abruzzo al lavoro insieme sulle aste fluviali del Teramano

Si è conclusa una settimana intensiva di controlli ambientali condotti congiuntamente dalla Guardia Costiera di Giulianova e dal Distretto provinciale di Teramo di Arta Abruzzo.

A potenziare le capacità operative del nucleo ispettivo composto dal personale delle due amministrazioni, che opera con sistematicità sul territorio della provincia di Teramo, anche la possibilità di avvalersi del Laboratorio Ambientale Mobile (L.A.M.) della Guardia Costiera, inviato dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Roma a supporto delle attività di controllo ambientale programmate.

La presenza sul campo del laboratorio mobile della Guardia Costiera si inserisce in un più ampio intervento pianificato a livello nazionale, che coinvolge aree geografiche di particolare pregio e in cui insistono Aree Marine Protette, come appunto la costa teramana.

L’attività di campionamento e analisi svolta dalle tre biologhe in servizio a bordo del laboratorio mobile consente di eseguire accertamenti esplorativi, raggiungendo in maniera rapida le zone interessate, con la possibilità di fornire nel giro di qualche ora le risultanze analitiche finalizzate ad evidenziare l’eventuale presenza di inquinamenti da sostanze chimiche o di natura organica.

I controlli condotti dalla Guardia Costiera e dall’Arta Abruzzo hanno interessato l’entroterra costiero, concentrandosi sulle aste fluviali del Vibrata, del Tordino e del Salinello, con la finalità di mantenere costantemente elevato il livello di attenzione sulla tutela dell’ambiente e implementare l’interscambio di dati e informazioni tra i due enti per il potenziamento del livello di controllo del territorio.

“L’azione congiunta con Arta – afferma Claudio Bernetti, Comandante della Capitaneria di Giulianova – rappresenta un sistema vincente per ottimizzare le risorse ed aumentare l’efficacia dei controlli che, ciascuno per gli aspetti di competenza, conduce sul territorio. Inoltre, la presenza del Laboratorio ambientale mobile della Guardia Costiera in questa settimana intensiva di verifiche rafforza ulteriormente il rapporto di collaborazione con l’Arta, costituendo prova tangibile dell’attenzione riservata dalle organizzazione centrali ad un territorio vasto e caratterizzato da delicati equilibri ambientali come quello della provincia di Teramo”.

“La nostra Agenzia – sottolinea il Direttore Generale di Arta Abruzzo Francesco Chiavaroli – è costantemente impegnata nella vigilanza sugli impatti ambientali riguardanti tutte le matrici e si avvale sempre più frequentemente della competente collaborazione della Guardia Costiera e di quella degli altri enti impegnati sullo stesso fronte per garantire un’azione di controllo più capillare ed efficace, mirata alla tutela dell’ecosistema abruzzese e della salute della popolazione. Ringrazio il Comandante Bernetti e i suoi collaboratori per il proficuo scambio di esperienze e conoscenze realizzato in questi giorni, che ha visto impegnati i tecnici del Distretto Arta di Teramo sia nelle attività di prelievo che di analisi”.

Ambiente, il rischio Brasile

Un articolo di Pietro Greco su Micron descrive le reazioni provenienti dagli ambienti scientifici di tutto il mondo alla recente elezione nel presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, nei quali si esprimono forti preoccupazioni soprattutto verso la politica ambientale annunciata dal presidente appena eletto. Il rischio è che riprenda in grande stile la deforestazione dell’Amazzonia, che è il principale polmone verde del pianeta e un hot spot di biodiversità.

Leggi l’articolo su Micron >

PM10 in Veneto: il Bollettino dei Livelli di Allerta e il bot di Telegram

Arpa Veneto ha adottato nuovi strumenti per informare i cittadini sul PM10: il Bollettino dei livelli di allerta e il bot di Telegram, a disposizione dei comuni che aderiscono al protocollo di Bacino Badano.

L’Accordo di Bacino Padano stabilisce modalità comuni per l’individuazione delle situazioni di accumulo di PM10 che vengono rilevate dalle Agenzie Ambientali del Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia.


A partire dal 1° ottobre 2018 e fino al 31 marzo, Arpav produce il Bollettino livelli di allerta PM10, emesso nelle giornate di lunedì e giovedì (compresi i festivi), che fornisce il livello di allerta rispetto al PM10 nei comuni che aderiscono all’Accordo di Bacino. Sono previsti due livelli di allerta: il livello 1 si attua con 4 giorni consecutivi di superamento del valore limite giornaliero del PM10, mentre il livello di allerta 2 si attua con 10 giorni consecutivi di superamento del limite.
maggiori informazioni

Da quest’anno la valutazione dei livelli di allerta è possibile anche nei comuni non dotati di monitoraggio in continuo del PM10. Grazie all’utilizzo del sistema modellistico SPIAIR, è possibile prevedere, in base alle condizioni meteorologiche e ai valori delle emissioni, le concentrazioni medie giornaliere di PM10 per il giorno in corso e per i due giorni successivi su  tutto il territorio regionale con una risoluzione di 4×4 km.

Il modello SPIAIR: previsione delle concentrazioni medie giornaliere di PM10

Infine, nei prossimi mesi sarà attivato un bot per l’applicazione Telegram in grado di fornire ai cittadini direttamente sul cellulare informazioni in tempo reale sul livello di allerta del giorno corrente e dei giorni successivi per tutti i comuni del Veneto aderenti all’Accordo.

L’Agenzia, oltre che nell’informazione sul PM10 al pubblico e agli enti preposti per l’attuazione delle misure di risanamento, è impegnata nel progetto LIFE PREPAIR e attualmente sta lavorando alla realizzazione dell’indagine sui consumi di legna per il riscaldamento domestico a livello di bacino Padano, azione di cui ha la responsabilità.
Come è ormai noto dai dati degli inventari delle emissioni, INEMAR2013 per il Veneto, le stufe a legna e i caminetti domestici contribuiscono, in modo non trascurabile, all’inquinamento atmosferico nelle nostre città e in tutto il territorio del Bacino Padano. La combustione non ottimale della legna e la non corretta manutenzione degli impianti genera l’emissione di polveri fini e di idrocarburi policiclici aromatici, dannosi per la nostra salute. Le informazioni sui reali consumi di legna in impianti domestici di riscaldamento e sulla tipologia degli apparecchi maggiormente utilizzati nell’area del Bacino Padano, necessitano di essere aggiornate, anche ai fini della corretta valutazione delle relative emissioni nell’ambito degli inventari regionali.

L’indagine sarà realizzata con la metodologia CATI/CAWI mediante la somministrazione di questionario telefonico ad un campione di 20.000 cittadini. Il questionario predisposto da Arpav rileverà, oltre ad informazioni di base sui componenti della famiglia, caratteristiche della casa e sistemi di riscaldamento in uso, dati più specifici sulla tipologia ed età degli apparecchi di riscaldamento a biomassa utilizzati, modalità di conservazione, quantità e tipo di legna bruciata, manutenzione degli apparecchi. L’attività è iniziata nel mese di settembre 2018 e si concluderà entro il 31 luglio 2019 con la pubblicazione del documento finale sugli esiti dell’indagine.

ARPAV – Osservatorio Regionale Aria Salvatore Patti (Dirigente responsabile), Giovanna Marson, Luca Zagolin orar@arpa.veneto.it