Plastiche e microplastiche in mare: la situazione nelle acque del litorale veneto

I tecnici Arpav censiscono i rifiuti spiaggiati e studiano la distribuzione e composizione delle microplastiche rinvenute in mare. Tra questi rifiuti, le reti da pesca costituiscono una importante tipologia per le criticità tecnico-gestionali e per i numeri significativi

La presenza di abbondanti quantitativi di plastiche nelle acque dei nostri litorali ha destato negli ultimi anni particolare preoccupazione a causa della loro persistenza e facilità di diffusione negli ambienti circostanti e lungo la catena trofica.

Più evidente è il problema legato alla presenza di pezzi di plastica di grandi dimensioni soprattutto nelle spiagge, o peggio nello stomaco di uccelli e mammiferi marini; di più difficile consapevolezza è invece la minaccia, ancora in fase di studio, legata alla presenza delle microplastiche in mare, piccole particelle generalmente inferiori a 5mm, e ai loro effetti sulla salute degli organismi. Le microplastiche, infatti, a causa delle loro ridotte dimensioni, possono essere involontariamente ingerite da diversi organismi marini e successivamente trasferite lungo la catena alimentare fino anche all’uomo.

Attraverso la Marine Strategy, le Arpa italiane costiere realizzano il censimento dei rifiuti spiaggiati e lo studio sulla distribuzione e composizione delle microplastiche in mare.

Per quanto riguarda il fenomeno dello spiaggiamento dei rifiuti marini, Arpa Veneto effettua il censimento su quattro spiagge, rappresentative dell’estensione costiera, soggette a differenti impatti (foci fluviali, aree portuali, centri urbani, etc) attraverso il conteggio di tutti gli elementi visibili sull’arenile di dimensioni superiori a 2.5cm differenziandoli all’interno di predeterminate categorie.

Relativamente alle microplastiche, invece, Arpav effettua indagini su due aree antistanti, rispettivamente, i litorali di Venezia e Rosolina, con campionamenti superficiali tramite un retino chiamato Manta. Le microplastiche così campionate sono successivamente conteggiate e identificate allo stereomicroscopio suddividendole in base al colore ed alla forma (sfera, filamento, frammento, foglio) che ne determina la loro origine.

retino “Manta” per il campionamento delle microplastiche

Da quanto emerso fino ad oggi la percentuale maggiore dei rifiuti marini rilevati nelle nostre spiagge appartiene alla categoria “plastica e poliestere” (mediamente  l’80%) e la provenienza di tali rifiuti deriva dalla terraferma attraverso i fiumi che trasportano in mare tutto ciò che l’uomo direttamente o indirettamente vi getta, raggiungendo alla fine gli arenili soprattutto in seguito alle mareggiate.

La presenza di tali rifiuti è correlata a quella delle microplastiche in quanto queste ultime originano sia dall’uso umano diretto (microgranuli dei dentifrici, filamenti dei tessuti, etc) sia dalla disgregazione di rifiuti plastici di dimensioni più grandi.

Dal conteggio delle microplastiche effettuato fino ad oggi, è emerso infatti che la maggior parte dei rinvenimenti appartiene alle categorie “frammenti”, che originano dalla disgregazione di pezzi di plastica più grandi, e “fogli” che derivano generalmente dalla disgregazione di sacchetti di plastica.

esempio di campione di microplastiche di dimensioni <5 mm

è fondamentale che tali attività di controllo, da parte delle Agenzie costiere, proseguano al fine del conseguimento dell’obiettivo della Marine Strategy di raggiungere il buono stato ambientale per le proprie acque marine, affiancando anche a tali attività campagne di informazione continua verso il cittadino e verso tutti i fruitori del mare al fine di sensibilizzarli sull’argomento.

Un focus sulle reti da pesca

Le reti da pesca dismesse costituiscono una importante tipologia di rifiuto marino per le criticità tecnico-gestionali e per i numeri significativi. Ad esempio, per la sola Chioggia, cittadina di pescatori in provincia di Venezia, nell’ambito del progetto LIFE-GHOST sono stati quantificati 30.000 kg di reti dismesse all’anno per 224 pescherecci. A queste si aggiungono le calze per la mitilicoltura perse a causa di eventi meteo o incuria, e le reti “fantasma” abbandonate negli oceani stimate in 640.000 tonnellate (10% dei rifiuti presenti in mare fonte: FAO – UNEP, 2009). Nell’ambito del progetto GHOST sono state studiate le possibilità di recupero in base al materiale di composizione e alle modalità di raccolta e gestione. In tema di plastica, la strategia europea per l’economia circolare ha previsto iniziative per la riduzione di questo rifiuto attraverso il miglioramento del monitoraggio e mappatura dei rifiuti marini sulla base di metodi armonizzati a livello europeo, e  lo sviluppo di misure per ridurre la perdita o l’abbandono delle attrezzature da pesca in mare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.