Precipitazioni intense sull’Appennino emiliano-romagnolo: l’analisi del passato per capire il futuro

Il progredire del cambiamento climatico impone approfondimenti sempre più accurati, anche a scala locale, per comprendere il quadro climatico attuale e quello futuro. Un trend di aumento delle intensità delle precipitazioni è già riscontrabile nell’analisi dei dati europei e mondiali. In Emilia-Romagna sono in corso alcuni studi, a partire dall’analisi degli eventi di eccezionale intensità che hanno interessato l’Appennino emiliano-romagnolo negli ultimi anni.

L’inarrestabile progredire del cambiamento climatico in atto a livello globale – il 2016 è stato l’anno più caldo a livello globale dopo aver scalzato i precedenti record rispettivamente del 2015 e del 2014 – impone approfondimenti sempre più accurati, anche a scala locale, sul quadro climatico attuale e su quello futuro.

Se per quanto riguarda l’analisi del trend di temperatura siamo in grado di fornire una stima relativamente accurata delle tendenze in atto, dal livello globale fino a scendere a quello regionale (v.  grafico e notizia su pagina web Arpae), per quanto riguarda le variazioni nel campo della precipitazione la stima è molto più complessa e meno solida, sia per la forte variabilità spaziale che questo campo mostra, sia per il fatto che occorre studiare diversi tempi di accumulazione, dall’intensità oraria o sub-oraria, alle medie e massime delle cumulate giornaliere, mensili e annuali, sia per la disomogeneità delle stazioni pluviometriche nel tempo. Tuttavia, forse più della temperatura, l’accurata conoscenza di variazioni del ciclo idrologico è fondamentale per la corretta gestione non solo delle attività che si occupano di risorse idriche, ma anche per la pianificazione territoriale e la difesa dei pericoli naturali.

Proprio su quest’ultimo punto si va concentrando l’attenzione di questi ultimi anni poiché vi è la motivata percezione – fra i meteorologi che monitorano il tempo giornalmente, sia fra idrologi e geologi che ne studiano gli effetti al suolo – che gli eventi di precipitazioni estreme siano aumentati, in particolare sull’area mediterranea e in Italia. Recenti studi infatti documentano come un trend di aumento delle intensità delle precipitazioni sia già riscontrabile nell‘analisi dei dati europei e mondiali, soprattutto sui valori sub giornalieri (cumulata fra 1-12h), principalmente imputabile all‘aumento del contenuto di vapor d‘acqua in atmosfera. Dai dati italiani questa evidenza al momento fatica a uscire, probabilmente a causa della maggiore variabilità del campo e che richiederebbe serie storiche più lunghe.

Quale è la situazione in tal senso in Emilia-Romagna?
L’Emilia-Romagna, climatologicamente meno esposta di altre regioni ad eventi di questo tipo, in realtà è stata colpita negli ultimi 3 anni da 3 eventi di eccezionale intensità e gravità per gli effetti e danni provocati sul territorio.
– Nella notte fra il 19 e il 20 settembre 2014, un vasto sistema convettivo a mesoscala genera una piena lampo del fiume Santerno, con ponti abbattuti nell’alto corso del fiume e allagamenti a Imola. La massima intensità viene registrata nella stazione pluviometrica di Firenzuola che registra rispettivamente 68mm/1h,105mm/3h, e 170mm/6h.
– Il 13 ottobre 2014 un sistema convettivo stazionario per oltre 6 ore scarica, nell’alta valle del torrente Parma e Baganza, anche in questo caso piogge di eccezionali intensità. Nella stazione di Marra si registrano 82mm/1h, 196mm/3h e 257mm/6h. Si staccano numerose e imponenti colate di detrito dai versanti che compromettono la viabilità montana, si allaga parte della città di Parma alla confluenza fra Baganza e Parma.
– In ultimo, in un crescendo d’intensità, l’alluvione dell’alta val Trebbia e Nure si manifesta fra il 13 e 14 settembre 2015, anche questa a opera di un sistema convettivo autorigenerante, rimasto stazionario 6-7 ore fra il levante ligure e la dorsale appenninica emiliana. Su un’area molto vasta, comprendente i bacini dell’alto Trebbia, Aveto, Nure, si registrano intensità elevatissime che causano centinaia di movimenti in massa, distruzioni e modificazioni della morfologia fluviale. La stazione di Salsominore, sull’Aveto, è fra le stazioni che complessivamente registra la massima intensità di precipitazioni con 108mm/1h, 201mm/3h e 298mm/3h. Tuttavia non è la sola, la soglia di 30mm/h, considerata come discriminante per precipitazioni intense, è superata ben 47 volte complessivamente, sommando i superamenti nelle diverse stazioni.

Questi 3 eventi, con caratteristiche così simili e accaduti in meno di due anni su un’area geografica ristretta, singolarmente avrebbero una probabilità bassissima di accadimento (estrapolata dalla climatologia), inferiore a uno ogni 200 anni.
Si sono registrati anche altri eventi minori, più localizzati, basti citare il nubifragio che ha colpito Rimini nel 24 giugno 2013 e che ha scaricato 123mm/1h, record di intensità regionale in un’ora dall’inizio delle misurazioni. Ma quanto resisterà imbattuto ancora questo recente record?

Date queste premesse è importante avviare studi e analisi più approfonditi, affiancando all’approccio statistico anche studi multidisciplinari che riguardano l’indagine storica e geologica. Un primo passo in questa direzione è stato fatto da Arpae Emilia-Romagna (Servizio IdroMeteoClima) in collaborazione con la Regione (Servizio geologico, sismico e dei suoli), con la redazione di un report approfondito sugli effetti del nubifragio del Trebbia e Nure del settembre 2015 (pdf, disponibile online nell’area notizie dei rispettivi servizi). Questo studio è il punto di partenza per ampliare ulteriormente l’indagine climatologica sulle precipitazioni intense.

In un nuovo studio in fase di predisposizione, Arpae e Regione si prefiggono di ricercare nel passato, tramite la perforazione di alcuni siti idonei, altri eventi intensi tramite il riconoscimento degli stessi effetti geologici al suolo riscontrati nei nubifragi recenti. Si vuole quindi ricostruire all’indietro una cronologia delle piogge estreme, a partire dagli effetti indotti sul territorio. Questo ci permetterebbe di estendere la statistica all’indietro, seppur localmente, oltre il breve arco temporale caratterizzato dalla presenza del dato strumentale. Una migliore e più realistica stima della frequenza delle piogge intense, seppur dedotta in maniera indiretta, sarebbe di estrema utilità sia per una migliore calibrazione delle procedure operative sia quindi per valutare eventuali trend climatici.

Federico Grazzini, Servizio IdroMeteoClima Arpae Emilia-Romagna

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