Rapporto rifiuti speciali Ispra: aumenta la produzione, ma per il riciclo siamo tra i primi in Europa

Presentata a Roma presso la Camera dei deputati alla presenza del ministro dell’ambiente Sergio Costa l’edizione 2018 del Rapporto annuale sui rifiuti speciali in Italia. Lo spot realizzato da Ispra e Ricicla Tv

La presentazione del Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2018 che fornisce i dati, all’anno 2016, sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, a livello nazionale e regionale, e per la gestione anche a livello provinciale; si è svolta il 14 giugno presso la Sala Regina di Palazzo Montecitorio a Roma.

Nell’ambito dell’iniziativa, il neo ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha dichiarato che bisogna “spendere bene i fondi per l’ambiente. Primo obiettivo è la riduzione dei rifiuti. Chiedo alle imprese di favorire nuove tecnologie per trasformare il rifiuto in ricchezza. Con Ispra lavoreremo affinchè l’Italia esca dal problema amianto. E’ necessario inoltre lavorare sulla tracciabilità degli pneumatici e spingere l’acceleratore sul riciclo“.

Il presidente dell’Ispra, Stefano Laporta, ha ricordato che l’Istituto ha lavorato con il ministro Costa sulla terra “violentata” dei fuochi, e che Snpa è pronta a supportare le istituzioni, con forza,  autorevolezza, indipendenza.

Il direttore generale dell’Ispra, Alessandro Bratti, ha sottolineato che “la diminuzione dei rifiuti è una priorità e le imprese devono avere direttrici chiare. E’ necessario lavorare di più su discariche, settore edilizio e creare mercato per i prodotti del riciclo“.

Quotidianamente, come cittadini, abbiamo soprattutto a che fare nelle nostre città con i rifiuti urbani. Eppure i rifiuti speciali sono molti di più e, per alcuni versi, necessitano di grande attenzione. Per quantità sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani: 135 milioni di tonnellate nel 2016 a fronte di 30 milioni circa di tonnellate degli urbani. Gli “speciali” sono quelli generati dalle attività produttive, commerciali e di servizio. Sono oggetto di smaltimento illecito, traffici internazionali, per non parlare del problema degli incendi negli impianti di stoccaggio e trattamento. Il rapporto presenta anche i dati su un’altra questione ancora aperta come quella dell’amianto.

I rifiuti speciali sono tanti e in crescita. Dopo gli anni della crisi economica, continua ad aumentare la produzione in Italia. Nel 2016 è cresciuta del 2% rispetto all’anno precedente e ha raggiunto i 135 milioni di tonnellate; rispetto al 2014 l’aumento è stato del 4,5%. Allo stesso tempo, l’Italia del riciclo è molto attiva: siamo tra i primi paesi europei per il riciclaggio dei rifiuti speciali, che nel 2016 raggiunge il 65%. Una buona notizia sul fronte dell’economia circolare.

La buona performance italiana sul fronte del riciclo si conferma nei dati di gestione dei rifiuti non pericolosi, dove la principale attività è il recupero di materia (89,4 milioni di tonnellate) nell’ambito del quale la forma prevalente è quello delle sostanze inorganiche (52,2 milioni di tonnellate). La performance può essere ulteriormente migliorata con un incremento quali-quantitativo del riciclaggio, anche attraverso la definizione di criteri end-of-waste, per esempio per i rifiuti da costruzione e demolizione, in linea con i principi dell’economia circolare. Il riciclaggio di qualità consente, infatti, di reimmettere materiali nei cicli produttivi, riducendo al contempo il ricorso allo smaltimento, in particolare a quello in discarica. Per quest’ultimo si registra un aumento del 7,9% (887 mila tonnellate) rispetto al 2015, a fronte di una progressiva diminuzione del numero totale delle discariche operative, che passano da 392 nel 2014 a 350 nel 2016.

Se i dati mostrano un buon lavoro sul fronte del riciclo, occorre investire di più su quello della “prevenzione” dei rifiuti speciali. Se ne producono ancora troppi e l’Italia è lontana dall’obiettivo fissato dal Programma nazionale di prevenzione del 2013, che prevede al 2020 una riduzione del 5% nella produzione dei “non pericolosi” e del 10% per i pericolosi, calcolati per unità di Pil al 2010.

Il settore delle costruzioni e demolizioni costituisce uno dei flussi più importanti in termini quantitativi: con oltre 54,8 milioni di tonnellate, rappresenta il 40,6% dei rifiuti speciali. La Lombardia si conferma la regione che produce più rifiuti speciali, pari al 21,8% del totale nazionale nel 2016.

Nel 2016 la quantità totale di rifiuti speciali esportata all’estero, pressoché stabile rispetto al 2015, è pari a 3,1 milioni di tonnellate, di cui 2,1 milioni di tonnellate sono non pericolosi e 1 milione di tonnellate sono pericolosi; in particolare, tali rifiuti provengono da impianti di trattamento dei rifiuti e sono inviati principalmente in Germania. I rifiuti speciali importati da altri Paesi, per la maggior parte metallici, aumentano dello 0,9% e provengono soprattutto da Germania, Austria e Ungheria.

Sono pari a 352 mila tonnellate i rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia nel 2016, costituiti per il 93,5% da materiali da costruzione contenenti amianto. La forma di smaltimento prevalente per quest’ultima tipologia di rifiuti pericolosi rimane la discarica (85,5% del totale gestito). Un quantitativo rilevante (circa 118 mila tonnellate) viene esportato in Germania.

Disponibili online tutti i dati sulla produzione e gestione (riciclo, recupero e smaltimento) dei rifiuti speciali in Italia, aggiornati al 2016, nelle singole regioni. Quest’anno sono state inserite anche le informazioni sugli impianti di trattamento, divisi per tipologia, e la produzione di rifiuti per attività economica.

Consulta www.catasto-rifiuti.isprambiente.it

Link al Rapporto rifiuti speciali: http://www.isprambiente.gov.it/it/events/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2018

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