Scuola odori a Trieste

Il 15 e 16 ottobre si è svolta a Trieste la due giorni denominata “Scuola odori”, una proposta di Arpa FVG, finalizzata ad armonizzare le procedure relative alla valutazione delle molestie olfattive di origine ambientale e la loro quantificazione. Per questo motivo la scuola ha ottenuto il patrocinio di AssoArpa, l’associazione delle Agenzie per la tutela ambientale, della Regione e del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Sono qui disponibili tutti i materiali della scuola.

“Colui che domina gli odori, domina il cuore degli uomini”, questo almeno sostiene Patrick Süskind nel suo celebre romanzo Il profumo. Non si sa se gli odori possano effettivamente muovere il cuore degli uomini, di certo possono creare notevoli disagi alle persone che li percepiscono forzatamente, in particolare quando sono associati a fonti esterne all’ambito familiare o di una ristretta cerchia di relazioni sociali.

Nel caso di attività produttive, le lamentele relative alle molestie olfattive sono spesso comunicate alle forze di polizia o agli uffici comunali e, da questi, sono solitamente indirizzate alle Agenzie di Protezione dell’Ambiente nella speranza/auspicio che “possano fare qualcosa”.

In assenza di una normativa di riferimento sulla tematica degli odori e delle associate molestie olfattive, le diverse Agenzie Regionali di Protezione dell’Ambiente si sono trovate nella necessità di trovare soluzioni a problemi complessi ma spesso molto specifici. Proprio per mettere a sistema questa grande mole di esperienze, nelle giornate del 15 e 16 ottobre si è tenuta a Trieste una “Scuola odori“organizzata da Arpa FVG nell’ambito delle attività formative condotte da AssoArpa.

In questa due giorni di formazione sono emersi diversi spunti di riflessione e alcune consolidate tendenze. Tutte le esperienze presentate hanno mostrato come sia possibile giungere ad una risoluzione dei problemi legati alle molestie olfattive a patto di adottare un approccio integrato, cioè dove le attività di controllo all’interno degli stabilimenti produttivi sono accompagnate da un contestuale e sincronizzato sistema di monitoraggio delle molestie all’esterno degli impianti. È emerso chiaramente come, anche quando è possibile quantificare il rilascio di odori, la sola definizione di limiti alle emissioni non sia sufficiente a garantire l’assenza delle molestie olfattive. È quindi necessario prevedere negli atti amministrativi, sin dall’inizio, la possibilità di attivare sistemi di monitoraggio esterni agli impianti produttivi a seguito di segnalazioni di molestie olfattive.

In questa prospettiva, vista l’importanza degli atti autorizzativi, è anche emerso come non tutte le problematiche relative alle molestie olfattive siano riconducibili all’ambito ambientale, ma che sia più funzionale riportare le diverse problematiche nel contesto amministrativo/autorizzativo di riferimento, ad esempio sanitario per i locali pubblici e ambientale per le attività produttive soggette ad autorizzazioni ambientali.

Dal punto di vista dei monitoraggi, è emerso come sia fondamentale ricondurre le segnalazioni di molestie olfattive in un contesto appropriato per farle diventare dei veri e propri “dati ambientali”. Gli odori, a differenza degli altri inquinanti, sono caratterizzati da un andamento impulsivo come sequenza di picchi di sensazione seguiti da periodi più o meno lunghi di assenza o riduzione della percezione, cosa che rende molto difficile il loro campionamento mediante le tecniche adottate per gli inquinanti “normali” e fa si che le persone siano i migliori “sensori” per gli odori. In questo un ruolo molto importate può essere svolto dai Comuni dove insistono le molestie olfattive, per raccogliere in modo strutturato le segnalazioni e coordinando le attività di individuazione dei volontari coinvolti nella compilazione di questionari di presenza assenza di molestie ma anche per un’eventuale partecipazione alle field-inspections previste nelle vigenti procedure di monitoraggio. Il coinvolgimento diretto delle comunità che subiscono le molestie, infatti, è molto importante nell’ottica dell’amministrazione partecipata del territorio.

Molto spazio è stato dedicato ai laboratori olfattometrici, cioè alle strutture che, mediante un gruppo di persone selezionate in base alle caratteristiche medie della loro sensibilità olfattiva, consentono di quantificare l’entità delle emissioni odorigene che possono così essere espresse in termini di “unità olfattometriche per metro cubo” così come gli altri inquinanti sono espressi in “unità di massa per metro cubo”. La procedura di quantificazione degli odori, anche se regolamentata da una norma tecnica ben precisa, è una pratica molto delicata che richiede uno sforzo continuo per poter essere condotta in maniera omogenea nel tempo e nelle diverse zone del Paese. Molto importate, come più volte ricordato, è anche il fatto di riportare l’incertezza nella misura degli odori, questo per poter confrontare gli esiti delle misure nei diversi laboratori olfattometrici e con gli eventuali limiti fissati dagli atti autorizzativi.

Uno dei temi sottesi a questa due giorni di formazione sugli odori è stato quello dell’assenza di una normativa di riferimento per le molestie olfattive. La pubblicazione del già celebre articolo 272-bis, infatti, non esaurisce la tematica delle molestie olfattive, sia perché contempla solo le attività produttive non soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale, sia perché consente/demanda in qualche modo alle Regioni e Province Autonome la regolamentazione delle emissioni di sostanze odorigene. Uno dei meriti di questo articolo è comunque quello di aver aperto una porta per poter trattare le molestie olfattive come veri e propri inquinanti.

Sul tema degli aspetti normativi, nonostante le diversità evidenziate dalle varie esperienze, tutti i partecipanti sono stati comunque d’accordo sul fatto che i tempi possano essere maturi per una legge nazionale su questo importante tema che, se redatta acquisendo la grande mole di esperienze condotte in questi anni sia dal Sistema Nazionale di Protezione dell’Ambiente che dai centri pubblici (sostanzialmente università e loro spin-off) che privati (Consulenti delle aziende), potrebbe aiutare molto sia gli Amministratori Locali, sia le persone oggetto delle molestie, sia le attività produttive.


Nelle pagine seguenti tutte le presentazioni

3 commenti su “Scuola odori a Trieste”

  1. Complimenti per i momenti formativi che organizzate e per la trasparenza che adottate; sono molto utili anche per chi non lavora nelle ARPA. Desidero chiedervi se metterete on line anche la registrazione video della scuola odori. Grazie

  2. Gentile Giovanni,
    grazie a lei per i complimenti.
    Si, stiamo provvedendo anche per la messa on line dei video della scuola, per la quale faremo apposita segnalazione sempre qui su AmbienteInforma. Continui a seguirci…
    Un caro saluto

    Sara Petrillo – Arpa FVG

  3. Da quando a Muggia è entrata in vigore la “raccolta differenziata” (che tra l’altro tale non mi risulta come non mi risulta che ci sia un controllo del contenuto dei sacchi, nè si ha notizia della “filiera” di smaltimento) l’aria, specie nel Centro Storico è diventata irrespirabile a causa del lezzo dell’immondizia che i muggesani devono tener in casa e quella che resta per le strade per giorni – si fa particolare riferimento ai pannolini dei bambini e ai pannoloni degli anziani incontinenti – e dei profumatori elettrici, notoriamente cancerogeni, che sempre più famiglie utilizzano ininterrottamente unitamente ad insetticidi di ogni tipo causa la proliferazione di insetti oltre alla proliferazione di topi e ratti. I cassonetti presso le case ATER non sono mai stati lavati ed il lezzo si sente a 100 metri e quelli dei condomini sono lasciati alla libera iniziativa che di norma consiste nel versare i liquidi residui nelle caditoie stradali (quelle non otturate). Mi risulta che in molti si sono rivolti alla Struttura Complessa Igiene Sanità Pubblica di via De Ralli 3 Trieste (tra questi pare anche sanitari del Pronto Soccorso) che però ha risposto di “non aver riscontrato i problemi segnalati” tacciando così per bugiardi le vittime della malefica e improvvisata iniziativa (molteplici modifiche che non hanno risolto alcunchè) che è stata promossa nonostante che le analoghe iniziative di altri Comuni siano risultate fallimentari sotto ogni punto di vista (anche economico). Il fenomeno è molto più accentuato di notte ed essendo persistente da mesi a poco serve tenere le finestre chiuse, è da aprile che ci si sveglia diverse volte tossendo, sudati e anche con ponfi sul volto ed in altre parti del corpo. Mi risulta che i medici prescrivono antistaminici o addirittura cortisone mentre i dermatologi consigliano di evitare prodotti ammorbidenti e per la pulizia della persona contenenti allergeni come sles e parabeni in quanto il benzene dei profumatori provoca queste allergie anche in soggetti che erano sani. La corrente letteratura prevede l’insorgere diffuso di tumori dopo circa un anno di questo malefico trattamento fatto subire ai muggesani. La sindaca in un’intervista televisiva del 7 agosto, a fronte delle lagnanze in diretta ha consigliato di mettere le immondizie nel congelatore come fa lei. Prego codesto Organismo in indirizzo di attivarsi a favore della salute dei muggesani in quanto la sindaca e la locale “Struttura Complessa Igiene Sanità Pubblica” NULLA HANNO FATTO. E’ evidente che l’unica cosa da fare è ripristinare IMMEDIATAMANTE il precedente e funzionante sistema di raccolta tramite cassonetti stradali fatto che mi pare semplice in quanto la NET fa entrambi i tipi di servizio (es. Udine). Altre notizie, centinaia di foto e decine di filmati possono essere acquisiti al sito Facebook “Lamentele de Muja”, per la puzza bisogna venire in Centro Storico specialmente di notte.

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