Snpa e Club di Roma, scenari globali e prospettive nazionali

Nella Sala Capitolare  del Senato a Roma il secondo evento preparatorio verso la Conferenza nazionale Snpa 2019. Un confronto con il think tank nel suo 50 anniversario su dati, conoscenza ambientale, prospettive future.

E’ possibile intraprendere la strada della sostenibilità con una popolazione, un impatto ambientale e un degrado sociale in crescita? Grazie alla disponibilità di dati e statistiche ambientali, il Club di Roma ha elaborato scenari al 2030 e 2050 rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Le proiezioni mostrano come, proseguendo nell’ attuale situazione, Usa ed Europa non raggiungeranno gli obiettivi, mentre la Cina, partita dal basso, tenderà a centrarne molti più di quelli odierni.

La produzione di dati e statistiche ambientali è una delle principali attività del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e consente di monitorare la situazione ambientale in Italia. In preparazione alla Conferenza nazionale SNPA del febbraio 2019, il Sistema ha organizzato a Roma il 19 ottobre, presso il Senato, un momento di confronto con chi questa conoscenza ambientale la mette a frutto per delineare scenari globali. L’occasione è stata il 50° anniversario del Club di Roma, il think tank fondato da Aurelio Peccei, che a distanza di mezzo secolo lancia un nuovo allarme sulla sostenibilità del nostro pianeta.

Gli scenari descritti nel volume “Come on!” mostrano una crisi ambientale strettamente connessa a quella sociale, politica, economica e morale. Sistemi economici stretti dai dettami della finanza, guerre e lotte intestine, povertà, disoccupazione e migrazioni di massa: tutto concorre ad aggravare le disuguaglianze e gli squilibri ecologici, lasciando milioni di persone in uno stato di paura e di disperazione.

Come descritto da Ernst Ulrich von Weizsäcker,  scienziato e politico tedesco, membro del Club di Roma, siamo passati in poco tempo da un mondo “vuoto” ricco di natura e con scarsa presenza umana, ad uno “pieno” povero di biodiversità e straripante di esseri umani, prodotti tecnologici e rifiuti. A partire dalla metà del secolo scorso, è iniziata la cosiddetta “grande accellerazione” (the great acceleration), che ha portato il mondo ad un incremento continuo e straordinario  del numero di esseri umani, allo sfruttamento energetico, alla crescita delle aree urbane, dei veicoli, dell’uso dell’acqua, alla deforestazione e alla  perdita di suolo. Nonostante i grandi progressi scientifici dell’umanità, non sappiamo come potrebbe reagire il pianeta se supereremo quella soglia critica oltre la quale si possono innestare effetti devastanti.

Cinque sono le azioni urgenti da mettere in campo, secondo Jorgen Randers, accademico norvegese tra gli autori di “The limits to Grow” nel 1972. Smettere di usare combustibili fossili entro il 2050, trasformare in modo sostenibile l’agricoltura, combattere la povertà utilizzando il modello cinese – ad oggi il più efficace in base ai dati empirici, operare una ridistribuzione del reddito (basterebbe utilizzare l’1-2% del Pil globale), così che l’aumento del benessere produca una riduzione della fertilità anche nei paesi in via di sviluppo.

Molte delle sfide ambientali si giocano nei paesi in via di sviluppo e, come ha sottolineato Anders Wijkman, politico svedese e membro del Club di Roma, è interessante quanto sta facendo l’Italia con accordi di partnership  per aiutare alcuni paesi del sud del mondo a tagliare le emissioni. Necessaria una rivoluzione in molti settori, dai combustibili fossili all’agricoltura.

Il Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente è convinto sia urgente operare una riflessione sullo sviluppo sostenibile del nostro Paese, inserito nel contesto europeo e mondiale, a partire dagli scenari globali descritti in “Come on!”.

Prossimo appuntamento preparatorio verso la Conferenza nazionale Snpa è a Palermo il 5 e 6 dicembre 2018 per parlare di servizi ai cittadini, livelli essenziali di tutela e sfide ambientali del Mezzogiorno.

(Anna Rita Pescetelli)

6 commenti su “Snpa e Club di Roma, scenari globali e prospettive nazionali”

  1. Nel rapporto I limiti dello sviluppo, nel 1972, fecero delle previsioni. Nessuna di esse si è dimostrata corretta e non di poco. Ma chi non riconosce (anzi celebra) i propri errori (50 anni di errori!) è destinato a ripeterli.
    Errare è umano, perseverare …

    1. Se le previsioni di chi celebrava la globalizzazione liberista di 20 anni fa erano corrette. Allora forse è il significato di “corretto” che andrebbe rivisto.

      A parole tutto può essere. Dovrebbero essere i dati e la conoscenza, non le opinioni a priori ad aiutarci a formulare giudizi.

      I Limiti della Crescita non faceva previsioni. Delineava scenari su scala pluridecennale in base alle possibili scelte future (future per l’epoca, passate, per noi). Tenuto conto degli orizzonti temporali, della complessità del sistema-mondo e delle scelte politiche che questo mondo ha storicamente preso, penso sia difficile considerare errato quel modello ( nello scenario standard).

      Per fortuna c’è la libertà di pensiero e d’espressione, quindi non sarò certo io ad impedire a chiunque di celebrare la perfetta inaffidabilità del capitalismo-Titanico mentre si cerca tutti quanti una scialuppa su cui salire.

    2. Se da tanto fastidio “I Limiti della Crescita”, si può sempre continuare a celebrare le sfavillanti meraviglia di questo Perfetto ed inaffondabile capitalismo Titanico. In fondo c’è sempre libertà di pensiero ed espressione.

  2. Si dimentica sempre, commentando “The limits to Grow”, che più volte nel libro è sottolineato che il maggior successo di esso sarebbe stato quello di essere smentito.
    Purtroppo anche se non è stato indovinato esattamente il momento in cui, a mò di esempio, si sarebbe esaurito il petrolio, credo che nessuno voglia sostenere che questo non si esaurirà, e quindi non credo che faccia molta differenza che si esaurisca nel 2030 o nel 2100.
    Credo invece che i le conseguenze individuate nel libro in funzione delle tendenze in atto alla fine degli annni ’60 inizio ’70 (aumento dell’inquinamento, consumo di suolo, deforestazione, aumento della popolazione, consumo delle risorse naturali) si siano drammaticamente attuate.

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